La ricetta dei brigidini di Lamporecchio, le cialde tipiche di Pistoia che si possono preparare facilmente a casa, con una ricetta antica.

I brigidini di Lamporecchio sono delle cialde croccanti, dalla forma caratteristica arrotolata, che si preparano in casa da molti anni e che sono i protagonisti delle fiere e delle sagre di tutta la zona di Pistoia e che in Toscana sono anche il dolcetto tipico che si compra ai bambini al Luna Park. Oggi i brigidini sono preparati industrialmente, con piastre automatiche, ma per molto tempo sono stati il dolce della festa preparato nelle case personal e nelle sagre attraverso delle piastre di ghisa che tutt’oggi incantano per il loro funzionamento originale. Una volta raffreddati, vengono confezionati in sacchetti di plastica lunghi e stretti.

La loro caratteristica è di essere tanto buoni quanto semplici, come accade spesso ai dolci della cucina toscana, si pensi alla schiacciata con l’uva o le frittelle di riso, che trovano proprio nella semplicità degli ingredienti il loro successo anche fuori dalla Regione.

Storia dei Brigidini

La leggenda parla di  una suora del convento di Santa Brigida intenta a preparare le ostie, che period l’occupazione principale delle suore di questo convento. Tuttavia nell’impasto la suora aveva messo per errore le uova e lo zucchero, così per non sprecarlo, aggiunse i semi di anice tritati nel mortaio e preparò le cialde per la sua comunità. Tutti gli storici inoltre concordano sul fatto che l’errore che portò alla creazione di questa leccornia avvenne nel XVI secolo, alcuni però non concordano con l’thought che si sia trattato di un errore, pensando piuttosto che le suore brigidine avessero l’intento di creare un nuovo dolce.

All’inizio, nei monasteri, l’impasto dei brigidini veniva diviso in piccolissimi pezzi a cui veniva dato forma di un piccolo cilindro, grande quanto un mignolo. A seguire alcuni di questi cilindri venivano posizionati in una pressa di ghisa, detta schiaccia, in modo da dare la forma rotonda e da renderli molto sottili. La schiaccia veniva messa sul fuoco fino a che i brigidini non erano cotti e croccanti. In seguito, una volta cotti e raffreddati, venivano trasportati in cilindri di zinco fino alle fiere, per evitare di romperli e per mantenere la loro freschezza al riparo dall’umidità.

 

opzione-alimentare
Vegetariano


  • Farina 00

    240 g

  • Zucchero a velo

    120 g

  • Uova

    3

  • anice stellato in polvere

    1 Cucchiaino

  • Liquore di anice

    1 Cucchiaio


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Come preparare i brigidini

 

1

 

Mettete in una ciotola tutti gli ingredienti e mescolate bene, dovrete ottenere un composto simile alla pasta frolla ma più colloso e più liquido. Se fosse troppo colloso aggiungete un po’ di farina, ma con moderazione.

 

2

 

Prendete un pezzo di impasto grande circa come una grossa noce, appallottolatelo nella mano e appoggiatelo su una spianatoia leggermente infarinata. Prendete un piccolo foglio di carta da forno, appoggiatelo sopra l’impasto e poi schiacciate con il fondo piatto di un pentolino, oppure appiattite semplicemente con un mattarello. Procedete così fino a terminare l’impasto.

 

3

 

Scaldate sulla fiamma viva una padella da crepes, o una padella antiaderente dal fondo piatto. Cuocete un brigidino alla volta, dorandolo prima da un lato e poi dall’altro; ci vorranno circa 2 minuti. Metteteli su un piatto da portata piegati a metà in modo che si secchino in questa forma.


Risultato

brigidini di lamporecchio risultato


Conservazione

I brigidini di Lamporecchio sono delle cialde che si conservano molto bene e molto a lungo, soprattutto se messi nelle scatole di latta ben chiuse e al riparo dal caldo e dalla luce. In questo modo possono durare anche per tre settimane.


Consigli e varianti

Per cuocere i brigidini sarebbe ideale una cialdiera, in modo da ottenere il tradizionale reticolato; esistono anche dei pesi, che assomigliano a dei timbri, per potere creare una trama sopra i brigidini, tuttavia sono perfetti anche se lisci.

I brigidini si possono anche cuocere in forno ventilato a 180 gradi per circa 5 o 6 minuti, poi vanno toli e fatti raffreddare su una graticola o un vassoio ben freddo e all’aria aperta; non lasciateli nel forno perché sarebbero a contatto con l’umidità che hanno rilasciato in cottura e l’umidità è la peggior nemica di questi biscotti.

Se non amate l’anice, che tuttavia è il loro profumo tradizionale, potete sostituirlo o “tagliarlo” con un po’ di cannella. Se volete l’impasto più scuro sostituite un cucchiaio di farina con uno di cacao amaro in polvere. Se invece li volete più golosi, quando sono freddi decorateli con un po’ di cioccolato fondente fuso a bagnomaria.

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