
Se i puristi oltranzisti protestano apertamente di fronte al gesto di aggiungere ghiaccio nel calice di vino – pattern diffuso che da professionista di settore non suggerisco, ma nemmeno giudico puntando il dito contro – non voglio immaginare come possano reagire alla notizia che l’utilizzo del vino come ingrediente nella mixology è in forte crescita negli ultimi anni.
Fra i grandi classici ricordiamo il French 75, il Cocktail Champagne o il più recente Negroni sbagliato, solo per fare alcuni esempi già noti in tutto il mondo.
In uno dei più apprezzati cocktail bar italiani (il Jigger a Reggio Emilia) ho provato un Lambrusco Daiquiri – preparato appunto con Lambrusco Reggiano – che chiedeva a gran voce il bis. Una versione molto interessante dello storico drink assai stimato da Ernest Hemingway. Antonio Parlapiano, il “Professore” del Jerry Thomas a Roma – Speakeasy pluripremiato a livello internazionale – qualche tempo fa mi fece provare una sua creazione: il North East Cobbler. Fra gli ingredienti (vado a memoria) c’period una parte di vino Terrano (vitigno tradizionale del Carso) insieme a svariati agrumi e a due lamponi. Poi Cognac, cardamomo e un po’ di zucchero semolato. Un pestato/shakerato che il professore guarnì con due lamponi freschi, scorza di limone e un germoglio di menta. Il risultato fu un drink ricco – centratissimo sul gioco delle acidità in perfetto equilibrio – quindi molto fresco e piacevole.
Un altro drink che riscuote parecchio successo è il Bordij, dall’aria un po’ francese e preparato con ghiaccio, vino rosso, Cognac e Crème de cassis. Anche lo Spritz, in verità, nasceva a base di vino che period bianco fermo oppure Prosecco. Col tempo ha visto molte varianti, fino a quella attualmente più diffusa di colore arancione. Insomma col vino si possono preparare ottimi cocktail perfetti per l’property, ma non solo.
