I meriti di tutto ciò vanno equamente distribuiti tra tutti i principali attori del comparto, i grandi birrifici come Heineken Italia, Birra Peroni, ABinBev, Carlsberg, Birra Forst e Birra Castello e il piccolo esercito di microbirrifici, il cui peso complessivo sale piuttosto lentamente ma con costanza. Da un lato c’è una comunicazione istituzionale mirata a diffondere sì un consumo moderato e consapevole; Assobirra è forse l’unica associazione di categoria che da anni si impegna su questo fronte, ma rivolta a spiegare quanto siano numerose le potenziali occasioni di consumo della birra, dall’aperitivo alla pausa pranzo al dopocena. Dall’altro c’è la sempre ricca e diversificata offerta dei microbirrifici che meno vincolati ai volumi da produrre hanno saputo liberare una creatività che affascina sempre più nuovi consumatori e mantiene viva la passione e l’apprezzamento in quelli da tempo conquistati.

La carica dei piccoli birrifici

Non esistono in questo caso dati ufficiali sul giro d’affari, ma tra gli addetti ai lavori circola una stima di 400 milioni di euro per una produzione di 500mila ettolitri. Secondo il report “Birra artigianale, filiera e mercati” di Unionbirrai (associazione dei piccoli birrifici indipendenti), le oltre 1.300 realtà che producono birra in Italia sono raddoppiate rispetto al 2015 e occupano oltre 9.600 addetti (+22% nello stesso periodo). In base a questi dati l’Italia si colloca al sesto posto in Europa per numero di realtà (dopo Francia, Regno Unito, Germania, Svizzera e Olanda) e al nono per produzione. In crescita i birrifici agricoli, arrivati a quota 290 imprese dall’ottantina del 2015.

Alle consolidate carte vincenti della birra – informalità e facilità di consumo – se ne sono aggiunte inoltre di nuove. Quello delle birre analcoliche ad esempio è ancora una nicchia di mercato ma che sta crescendo e che ha ormai coinvolto non solo tutti i grandi participant, ma pure qualche birrificio artigianale e dall’estero arrivano segnali che questa nicchia sarà in forte espansione nel prossimo futuro.

I nuovi development tra analcolico e agricolo

Sempre negli ultimi anni la birra ha inoltre saputo raccontarsi in maniera diversa dai classici stilemi: al tradizionale legame con il mondo dello sport, dell’property e dell’amicizia si sono sostituiti, o almeno accompagnati, messaggi intesi a raccontare la naturalità del prodotto, il suo legame con la terra e l’agricoltura, un legame confermato da un sempre maggior ricorso a orzo maltato in Italia e alla nascente “industria” della coltivazione del luppolo.

Insomma, per quanto non si possano nascondere delle difficoltà oggettive, come il peso delle accise e la concorrenza delle birre importate , il settore sembra godere di buona salute con una tendenza consolidata positiva che fa ben sperare anche per il futuro. Un futuro che però va inteso non solo come incremento dei consumi, ma come una maggiore strutturazione dell’intera filiera, dal campo al bicchiere, che appare oggi più completa che mai e che pertanto necessiterebbe, a parere di tutti i protagonisti della filiera stessa, di un’attenzione più consapevole da parte delle istituzioni.

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