Prospettive ancora optimistic per l’industria del meals, nonostante l’inflazione che frena il carrello della spesa degli italiani: anche se gli indici di redditività sono in calo, il settore continua a fare meglio del Pil, anche grazie al buono stato di salute dei consumi fuori casa e al development delle esportazioni, che crescono ancora nonostante i risultati storici macinati negli ultimi anni. Sono le previsioni sul comparto alimentare che emergono dal Meals trade monitor a cura dell’Università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo e Ceresio Buyers.

Dopo il +12% nel 2022, quest’anno per l’industria alimentare italiana si prospetta infatti «una crescita nei fatturati dell’8,4%, mentre l’incremento dell’export si attesterà sul +10%» (dopo il + 16% e il +12% registrati negli anni precedenti). L’aumento dei costi, riversato solo in parte sui prezzi finali, ha eroso i margini, che però – almeno nel 2022 e secondo il report che analizza i dati di un campione di 850 aziende, attive in 15 comparti per un fatturato aggregato di circa 70 miliardi – restano in terreno ampiamente positivo.

In particolare l’indice Ros (Return on gross sales) passa dal 5,8% del 2021 al 4%. Scende dall’8 al 6,5% anche la redditività del capitale (Roic) «per effetto dell’aumento del capitale investito in scorte di materie prime e semilavorati». Per il 2023 «si prevede una ripresa del Roic con valori vicino alla media del periodo, mentre continuerà la pressione sui margini commerciali».

A preoccupare un po’ di più è forse la crescita dell’indebitamento, vista la progressione dei tassi di interesse bancari. Se il caro prezzi ha indubbiamente già colpito, a preoccupare gli analisti sono eventuali scenari futuri in cui questo non diminuisse.

«Il tema inflazione resta centrale per capire come evolverà la seconda metà del 2023 e il 2024, in quanto un’erosione significativa del potere d’acquisto delle famiglie comporterebbe un ridimensionamento della crescita», ha commentato il professor Carmine Garzia, responsabile scientifico dell’Osservatorio. Se permanessero gli scenari macroeconomici attuali, comunque, la crescita del settore dovrebbe proseguire e per il 2024 si stima un +5,7%. Tra i comparti con efficiency «a due cifre» nel 2023 il report segnala «farine, surgelati, latte, distillati, salumi e vino». Sopra la media del settore anche pasta e birra. Sotto la media invece preserve, caffè, acqua, olio e dolci.

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