Il Rosso di Montalcino vuole uscire dall’ombra del Brunello. E lo vuole fare forte di vendite in crescita del 20% nel 2022. Risultati messi a segno, tra l’altro, in un anno che non è stato fortunato per i vini rossi Doc italiani. Il Rosso di Montalcino ha invece vissuto un exploit della domanda interna e registrato ottime efficiency all’estero che vanno dal +50% in Francia al +40% negli Usa (saldamente primo mercato), fino alle ottime perfomance in Svezia, Svizzera, Germania. A sostenerlo è lo stesso Consorzio del vino Brunello di Montalcino (e che tutela anche il Rosso) a pochi giorni da Pink Montalcino, l’evento pubblico dedicato alla Doc nella Fortezza ilcinese in programma per il 15 luglio.

Secondo le elaborazioni dell’Osservatorio prezzi, la crescita tendenziale del Rosso di Montalcino si è attestata lo scorso anno a +19% in valore, complice un ulteriore incremento del prezzo medio (+9%), salito nel 2022 ben oltre il surplus dei costi di produzione. «Il Rosso di Montalcino ha superato l’età evolutiva e ora è a un punto di svolta – ha detto il presidente del Consorzio, Fabrizio Bindocci –. Il prodotto è ben posizionato sul segmento premium e viene da un biennio di risultati importanti: il prezzo medio aumenta (+13% sul biennio), la domanda horeca risponde molto bene sia in Italia che all’estero, la vendita diretta è in forte incremento. Compito del Consorzio è ora assecondarne la crescita non perdendo di vista gli equilibri della denominazione e per questo abbiamo avviato un confronto con i soci per definire le prossime strategie di indirizzo».

Secondo Bindocci, l’affermazione del Rosso di Montalcino impone una riflessione: «La media dell’imbottigliato negli ultimi cinque anni equivale a 4,4 milioni di bottiglie l’anno (la metà circa rispetto ai 9 milioni di bottiglie annue di Brunello). Per alcuni sono poche (visto l’incremento del mercato) per detenere inventory in cantina di un prodotto il cui sfuso arriva a 4,5 euro al litro e i cui declassamenti in uscita sono ormai pari a zero». E così la riflessione avviata dal Consorzio insieme con la Regione toscana riguarda proprio la prospettiva di aumentare la produzione del Rosso rompendo un tabù che dura da ben 26 anni: i vigneti a Rosso di Montalcino sono infatti fermi a quota 510 ettari dal ’97. «Stimiamo ci sia spazio per aumentare la produzione di un 30% circa – spiega Bindocci –. Adesso dobbiamo tradurre questo obiettivo in nuovi ettari da mettere a dimora cercando di evitare che il buco di offerta di oggi possa diventare eccesso di prodotto domani e preservando il vero valore aggiunto: l’equilibrio».

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