La filiera della carne suina è stretta tra le alte quotazioni al macello e il calo dei consumi. In particolare di quello dei salumi che sta mettendo in crisi i produttori, costretti invece advert affrontare costi elevati e lenti a diminuire. Senza contare l’allarme peste suina (Psa), con i primi casi scoperti nei cinghiali in Lombardia, (vedi altro artcolo in pagina).

È il mercato mondiale a essere, come nota l’ultimo report Ismea, «ancora influenzato dalle problematiche sanitarie legate alla diffusione della Psa e dai costi di produzione assestati su livelli elevati, seppure in diminuzione». La produzione Ue nel primo trimestre è calata del 7,7% e i prezzi della carne continuano a mantenersi su livelli elevati:  «Solo nel mese di maggio – precisa Ismea – si ravvisa il primo segnale di arresto».

Listini in aumento del 30%

In Italia, da gennaio advert aprile sono stati macellati oltre 4,3 milioni di capi (circa tre su quattro nel circuito Dop, il 6,5% in meno su base annua) e i listini sono aumentati di oltre il 30% «per i suini pesanti destinati al circuito tutelato» e del 16% «per il lombo taglio Padova destinato al consumo fresco». I prezzi dei tagli da tavola hanno fatto crescere l’import del 3,6% in quantità nei primi tre mesi del 2023. «Mentre – si legge nel report – a causa della scarsa convenienza sono calate le importazioni di prosciutti freschi destinati all’industria (-6,4%), di carni surgelate (-7,8%) e di preparazioni e preserve (-5,1%)».

L’inflazione taglia la spesa

Sui consumi Ismea nota come «dopo la buona efficiency dello scorso anno, con un vero e proprio effetto sostituzione con le carni bovine, nei primi cinque mesi del 2023 anche le carni suine hanno perso attraction, con un -3,4% in termini di volumi acquistati». Nei salumi il calo è stato del 4% «con la sola eccezione della mortadella».

Il quadro non sembra migliorare in prospettiva:  «Permangono forti criticità per la filiera, dalla Psa ai costi di produzione ancora elevati, alle difficoltà di accesso al credito. I prezzi alti – conclude Ismea – spingono i consumatori a ridurre i volumi nel carrello della spesa e a indirizzarsi verso prodotti più economici. Solo la ristorazione e le esportazioni offrono scenari positivi».

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